Nei forum italiani c'è una cosa sulla quale sembrano essere tutti d'accordo: il preservativo si usa sempre. Sempre. Su questo il punter responsabile non transige. Lo scrive nelle recensioni, lo raccomanda ai principianti e guarda con comprensibile sospetto quello che propone alternative creative.
Penetrazione? Coperta. Non si discute. Poi gli chiedi del sesso orale.
E improvvisamente quello che fino a trenta secondi prima sembrava un congresso di infettivologi diventa una commissione parlamentare incaricata di stabilire cosa significhi esattamente la parola “sempre”. Perché nella particolare contabilità mentale del rischio sessuale esiste spesso una categoria chiamata “vabbè, ma quello è diverso”.
Dentro ci finiscono pratiche considerate meno rischiose, contatti brevi, situazioni nelle quali “sembrava tutto a posto” e una serie impressionante di valutazioni mediche effettuate osservando una persona per circa quattro minuti. Il preservativo rimane una delle cose più semplici ed efficaci che puoi usare per ridurre il rischio di infezioni sessualmente trasmesse.
Le malattie sessualmente trasmesse non leggono i forum
Il problema delle IST è che se ne fregano abbastanza delle nostre classificazioni. HIV, gonorrea, clamidia, sifilide, herpes, HPV ed epatiti non si trasmettono tutte allo stesso modo e non comportano lo stesso rischio in ogni pratica sessuale. Il preservativo riduce fortemente il rischio di molte infezioni, soprattutto quando viene utilizzato correttamente durante i rapporti penetrativi. Ma “ridurre il rischio” e “eliminare qualsiasi rischio” non sono sinonimi.
Alcune infezioni possono essere trasmesse anche attraverso il sesso orale. Altre, come HPV, herpes e sifilide, possono coinvolgere zone della pelle o delle mucose che un preservativo semplicemente non copre. Ed è qui che il punter medio può scoprire una caratteristica sorprendente della medicina: non interessa particolarmente ciò che lui considera sesso vero. “Ma c'è stata solo una pompa” non è una categoria epidemiologica. Questo non significa che ogni pratica abbia lo stesso livello di rischio. Sarebbe altrettanto sbagliato.
Il rischio di trasmissione dell'HIV attraverso il sesso orale, per esempio, è molto inferiore rispetto a quello associato ad altre esposizioni sessuali. Per altre IST, invece, l'orale può rappresentare una modalità di trasmissione concreta. Il concetto utile è molto meno drammatico: conoscere il rischio reale permette di comportarsi di conseguenza. Il concetto meno utile è inventarsi una scala personale nella quale ciò che ti piace particolarmente acquisisce misteriosamente un profilo sanitario migliore. Il pene, purtroppo, non è un epidemiologo affidabile.
“Sto benissimo” non è il risultato di un tampone
Poi esiste il grande metodo diagnostico maschile. Aspettare. Passano due giorni. Nessun sintomo. Tre giorni. Tutto regolare. Una settimana. Perfetto. Assolto. Peccato che molte infezioni sessualmente trasmesse possano essere asintomatiche oppure dare sintomi poco evidenti. Non avere bruciore, secrezioni, lesioni o altri segnali non significa automaticamente non avere un'infezione.
Allo stesso modo, sentire qualcosa di strano dodici ore dopo un incontro non significa automaticamente aver contratto sette malattie tropicali. Qui entra in scena Google. Il punter che fino alla sera precedente valutava il rischio con la serenità di un diciottenne immortale sente improvvisamente un leggerissimo fastidio mentre piscia e nel giro di sette minuti sta leggendo della sifilide terziaria.
Alle 22:15 aveva un prurito. Alle 22:40 sta mentalmente dividendo i propri beni tra gli eredi. Internet è straordinario. Per questo, quando c'è stata un'esposizione che preoccupa davvero, la soluzione sensata non consiste nell'ispezionarsi ossessivamente sotto la luce del bagno né nel chiedere a dodici sconosciuti su un forum se “secondo voi mi sono preso qualcosa”. Esistono medici, centri IST e test specifici. E c'è anche un dettaglio importante: non tutti i test diventano affidabili immediatamente dopo un rapporto. Esistono periodi finestra diversi a seconda dell'infezione e del tipo di esame.
Fare un test troppo presto soltanto per tranquillizzarsi può quindi servire molto meno di quanto si speri. La medicina ha questa fastidiosa abitudine di essere più complicata di una ricerca su Google alle due del mattino.
Il preservativo non è un amuleto
Alla fine il punto non è convincere qualcuno che fare sesso sia un'attività terrificante. Sarebbe anche piuttosto strano pubblicarlo su GUIDO. Il punto è esattamente il contrario: distinguere il rischio reale dalle leggende permette di preoccuparsi meno e proteggersi meglio. Usare correttamente il preservativo rimane fondamentale. Sapere che alcune IST possono trasmettersi anche attraverso il sesso orale o il contatto con aree non coperte evita di trasformarlo in una specie di amuleto di lattice.
Esistono poi altre forme di prevenzione che ricevono molta meno gloria nei racconti da forum: vaccinazione contro HPV ed epatite B quando indicata, controlli appropriati, test quando servono e una comunicazione abbastanza adulta da poter parlare di protezione senza comportarsi come se qualcuno avesse appena chiesto il codice del bancomat.
Niente di tutto questo azzera il rischio. Il rischio zero nel sesso si ottiene soprattutto non facendo sesso, soluzione tecnicamente impeccabile ma probabilmente poco interessante per il pubblico di questo sito. Per tutti gli altri rimane una strategia meno assoluta: preservativo, informazioni corrette e un minimo di buon senso.
Quindi sì: copritevi. Ma soprattutto non raccontatevi che “coperto” significhi automaticamente “invulnerabile”. Superman aveva la kryptonite. A te han fatto un BJ cabrio a Rogoredo.