Il punter non è un personaggio. È una categoria umana.
Non vive nei film noir, non indossa un trench nero alla Morpheus e non cammina nei vicoli fumosi alle due di notte con due Uzi in slow motion. Il più delle volte guida un'utilitaria, lavora otto ore al giorno, fa la spesa il sabato e intrattiene rapporti di odio profondo con il proprio modem. Esattamente come tutti.
Potrebbe essere il tuo vicino di scrivania. Potresti essere tu. Quasi certamente è qualcuno che, almeno una volta nella vita, ha guardato il telefono alle undici di sera senza avere la minima voglia di aprire un'app di dating. Nel linguaggio dei forum, "punter" è semplicemente l'uomo che frequenta le escort. Un termine tecnico, quasi neutro, nato con il preciso obiettivo di togliere giudizio e imbarazzo, due cose che il mondo, generosamente, distribuisce gratis su qualsiasi argomento.
Le motivazioni? Meno cinematografiche di quanto la gente ami credere.
C'è chi non ha tempo né energia per relazioni complesse e chiunque abbia vissuto un'epoca in cui "ci sentiamo" significava mesi di interpretazione testuale capisce perfettamente.
C'è chi è reduce da separazioni e all'idea di ricominciare da capo sente già il peso del macigno di ogni primo appuntamento. C’è chi viaggia per lavoro e conosce la planimetria degli hotel meglio del proprio appartamento. Chi cerca compagnia senza promesse. Chi vuole evitare il teatro della seduzione quando ha già capito come va a finire. E poi c'è chi, con una semplicità quasi sovversiva, preferisce la chiarezza: un incontro concordato, senza giochi mentali, senza ambiguità, senza dover decifrare messaggi tipo "vediamoci senza impegno" che poi producono tre giorni di silenzio cosmico e nessuna spiegazione.
Non è romanticismo. È logistica emotiva. E in certi momenti della vita, la logistica è esattamente quello che serve.
Il punter medio non cerca una storia d'amore né un film porno dal vivo. Cerca un'esperienza semplice, discreta, senza complicazioni. Un'esperienza in cui le aspettative sono dette ad alta voce anziché nascoste sotto strati di sottintesi da decodificare come se fossero geroglifici. Naturalmente esiste anche il folklore e qui il panorama si fa vivace.
Nei forum si incontrano veterani che parlano in acronimi con la naturalezza di chi ha dimenticato da tempo come funzioni l'italiano, recensori dalla precisione svizzera e novizi che sembrano prepararsi a una missione di cattura del capo di una banda di narcos.
Si discute di “incall”, “outcall”, “GFE”, tariffe, quartieri, parcheggi e persino del dress code ottimale. È un linguaggio tribale, nato per orientarsi, una specie di galateo parallelo, scritto da pseudonimi per pseudonimi. Pseudonimi che, va detto, oscillano con notevole coerenza tra "LupoSolitario74" e "MrFregna": perché restare anonimi, sì, ma con personalità.
Sotto la superficie tecnica resta però una costante: la discrezione.
La maggior parte degli incontri avviene in modo civile, rispettoso e silenzioso. Nessun dramma, nessun colpo di scena, nessun segreto di Fatima. Solo due adulti che si accordano su tempo, modalità e limiti, un livello di comunicazione che, ironia della sorte, è più raro di quanto dovrebbe essere.
In un mondo dove tutto è ambiguo per principio, questa chiarezza sorprende. Quasi dà fastidio, per quanto è lineare.
"Guido" by SimpleEscort nasce da qui: non per mitizzare, non per scandalizzare e decisamente non per fare la morale (di quella c'è già abbondanza, disponibile ovunque e a qualsiasi ora e soprattutto non richiesta), ma per raccontare senza drammi un universo spesso frainteso da chi lo guarda da fuori e romanzato da chi lo frequenta troppo.
Con ironia, buon senso e una bussola puntata su rispetto, sicurezza e aspettative realistiche.
Perché dietro il rumore dei forum e le leggende metropolitane, la verità è straordinariamente poco sensazionale: la gente cerca momenti semplici, senza complicarsi la vita. E già questo, oggi, è quasi rivoluzionario.